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Fulmine a ciel sereno. Lo definerei così. Uno di quelli che squarcia il cielo senza preavviso, dipingendo mille sfumature di tonalità diverse. E ti ruba le parole, le trascina in un turbine di lettere confuse e dissociate. E tu, in quel vortice di sommosse e miscele indefinite, vorresti solo galleggiare, respirando la freschezza di nuove sensazioni che sfiorano silenziosamente la pelle nuda. Lasciare che la tua anima vibri armoniosamente seguendo esclusivamente uno spartito bianco immacolato.
Silenzio. Voce profonda. "Ti voglio conoscere, immediatamente".
Se avessi seguito esclusivamente la mia dimensione razionale, oggi non sarei stata trasportata, a piccoli passi, in un mondo, il suo, dislocato in qualche universo irraggiungibile e magnificamente distante dalla comprensione comune.
Oggi, seduta nella mia consueta posizione di difesa e chiusura a tutela di nutrite insicurezze, sono partita per un viaggio totalizzante. È stato capace di prendermi per mano, bendandomi gli occhi per distogliere l'attenzione dalle cose mondane e di condurmi, in sole quattro ore, alla scoperta di una miriade di mete nascoste e sconosciute per la mia mente incompleta e digiuna.
"Devi trovare il posto e il momento nella tua esistenza in cui "respiri".
Estraniati, fuoriesci dalla bolla-prigione che ti protegge e osserva, con occhi nuovi, terzi, quel frangente di tempo. Catturalo, imprimilo con forza nella memoria. Custodiscilo gelosamente ma non apportare modifiche. Fa che rimanga intatto, intoccato e uguale a se stesso, nella sua potenza emotiva. Preservane la naturalezza: ha contribuito a costruire una delle tue tante soggettività.
Mi spaventa, terribilmente e meravigliosamente.
Sono terrorizzata dall'essere messa a nudo, dal rimanere inerme, immobile, privata di ogni protezione che ho edificato con mano amorevole e sofferente durante l'incessante scorrere degli anni.
Mi spaventa perché non mi fa sentire più da sola nel mio universo di congetture e pensieri viscerali. E non sono sicura di voler cedere una parte del mio spazio peripersonale, del mio nido sicuro, innocente e protetto da voci soffocanti, ad uno sconosciuto.
Ma è davvero uno sconosciuto, mi domando, se è in grado di indovinare le incrinature sottili e di intuirmi come persona estremamente fragile e tenera, solo con una manciata di sguardi?
Non sarà l'eccezione? Una delle poche che si incontra, d'improvviso e accidentalmente, nel proprio cammino di sofferenza e serenità e che dispone dell'inestimabile potere di arricchirti interiormente con una grazia inaudita e senza alcuna pretesa? La sua è, forse, una disposizione d'animo naturale dal momento che è in grado di nutrire e di saziare la mia sete di conoscenza e di appagare e allegerire l'inquietudine sottesa al mio spirito curioso?
Non sono le diversità che ci contraddistinguono a minare la mia sicurezza, ma la similarità su alcuni versanti. Il timore è che dalle somiglianze si generi un brezza soffocante di noia e monotonia. Sono affascinata dal voler scoprire e conoscere tutto di lui ma al contempo sono restìa dal realizzare tale desiderio: la bellezza di non spogliarsi mai del tutto e completamente, di non scavarsi in modo viscerale sino in fondo bensì di lasciare intatti impercettibili margini di incertezze da distruggere, ricostruire e risolvere con tensione provocatoria.
“You will never be free until you free yourself from the prison of your own false thoughts.”
— Philip Arnold






